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Michelangelo Caberletti ci racconta la genesi della mostra “Oltre la linea di confine”, che abbiamo ospitato nel sottotetto del Museo tra marzo e aprile 2019.

La repressione del brigantaggio di metà Ottocento, attuata dagli austriaci nel Basso Veneto e nel Mantovano, rappresenta uno degli episodi più tragici della storia di questo territorio, tuttavia dimenticato, per il fatto che le vittime furono considerate dalle autorità governative e dalla gerarchia ecclesiastica dell’epoca alla stregua di pericolosi criminali e il massacro come una necessaria operazione di pulizia della società. Ma fu veramente così? Purtroppo, quando la storia, come in questo caso, viene scritta dai vincitori, la verità fatica ad emergere, per cui solo da pochi anni è iniziata una rilettura di quei fatti  che sta dando al brigantaggio nostrano quella connotazione sociale che gli è propria, anticipatrice di più vasti movimenti bracciantili e politici che nei decenni successivi proprio da questi luoghi si estenderanno a tutta la Valle Padana.

In questo clima di ritrovato interesse per quei drammatici avvenimenti, s’inserisce l’iniziativa del Gabinetto di Lettura in Este, prestigiosa istituzione culturale di questa città, che conserva tutte le notificazioni di condanna emesse dal Tribunale Statario (in pratica una corte marziale insediata proprio a Este dal governo austriaco nell’aprile del 1850 per reprimere i fatti di brigantaggio insorti nel Veneto Meridionale dopo la rivoluzione del 1848). L’iniziativa era quella di realizzare una mostra sul brigantaggio che riportasse tutti i dati contenuti nelle suddette notificazioni di condanna. 

È necessario ricordare che a partire dal 1852 una sezione del Tribunale Statario di Este fu incaricata di reprimere il brigantaggio anche nel Mantovano, essendo stata licenziata per incapacità la commissione militare inquirente insediata a Mantova, oggetto di scandalo per aver condannato a morte ben 6 persone risultate poi estranee ai reati contestati.

Il non facile compito di realizzare questa mostra è stato affidato al dr. Mauro Vigato, storico d’indubbia esperienza, che ha estrapolato dalle citate notificazioni i nomi dei condannati, suddivisi per comune di residenza, la loro professione, la tipologia dei reati commessi, la composizione delle bande, la pena inflitta, il luogo della condanna, insomma, una serie di dati aggregati che per la prima volta hanno fornito un quadro completo sull’azione repressiva della Commissione Militare Inquirente di Este, nota come Tribunale Statario.

La commissione militare giudicante in un disegno d’epoca del caporale austriaco J. Wolf, reso in litografia da A. Nardello. Cortesia del Gabinetto di Lettura in Este.

Trasferiti questi su pannelli e integrati con l’aggiunta di immagini, statistiche e notizie storiche attinenti, ne è sortita la mostra “Oltre la linea di confine, l’azione della Commissione Militare in Este nel Veneto asburgico (1850-1854)”, dove con la locuzione “oltre la linea di confine” s’intende la violazione della legge, o meglio, il varcare quel confine tra legalità ed illegalità, oltre il quale un cittadino per bene diventa brigante.

La locandina di presentazione della mostra a Museo.

Esposta per la prima volta alla Pescheria Vecchia di Este nel maggio 2018, la mostra ha suscitato fin da subito un grande interesse, per cui si è deciso di renderla fruibile a quegli enti pubblici o privati che ne facciano richiesta (e tra questi la prestigiosa sede dell’Archivio di Stato di Venezia, il comune di Stienta, il Museo Civico di Stellata, dov’è stata esposta nel periodo marzo-aprile 2019, a Gaiba fino al 16 maggio 2019). In questo modo, forse imprevisto, è divenuta una mostra itinerante, necessariamente preceduta nel luogo di esposizione da una conferenza esplicativa, tenuta dal curatore dr. Mauro Vigato e dallo scrivente, nella veste di suo collaboratore e storico del territorio.

Oltre all’aspetto divulgativo, l’importanza di questa mostra deriva anche dal fatto che ha permesso di fare nuove considerazioni sul brigantaggio rurale che non erano possibili con le pur valide ricerche eseguite e pubblicate in precedenza da altri autori. Per fare un esempio riguardante la provincia di Rovigo, essa fa emergere chiaramente che qui il brigantaggio era localizzato quasi esclusivamente nei comuni che formavano la Transpadana Ferrarese, con un’incidenza massima nel comune di Stienta, che è stato il paese col più alto numero di fucilati (circa 40) e di condannati al carcere duro di tutto il Veneto e Mantovano compreso.

E questo in relazione alla difficile situazione economica venutasi a creare da quando il Po fu ridotto dagli austriaci a linea di confine (fra il Lombardo Veneto e lo Stato Pontificio), interrompendo i secolari rapporti commerciali fra le due sponde, determinando di conseguenza la crisi delle attività molitorie lungo il fiume che rifornivano la città di Ferrara. Non a caso, fra i briganti compaiono molti ex mugnai finiti in rovina.

Altra sorpresa è l’elevata incidenza di disertori dell’esercito austriaco fra i componenti delle bande, un dato che indica quanto fosse complessa la natura del brigantaggio, essendo presente anche una componente patriottica o comunque, antiaustriaca.

Queste poche considerazioni, peraltro agevolmente desumibili dalla mostra,  sono sufficienti per capire che il brigantaggio di metà Ottocento non fu un fenomeno puramente delinquenziale, come ha tentato di farlo passare alla storia il governo austriaco (ben spalleggiato dalle gerarchie ecclesiastiche e dalla possidenza terriera), ma fu il primo sussulto, istintivo e disorganizzato, di una popolazione immiserita e sfruttata, banco di prova delle future lotte sociali e politiche, per conseguire condizioni di vita più umane e una distribuzione più giusta della ricchezza.

Michelangelo Caberletti è nato a Stienta nel 1950, nel 1969 consegue a Rovigo la maturità scientifica, nel 1976 si laurea in medicina e chirurgia presso l’Università di Ferrara. Nel 1987 lascia la professione medica per dedicarsi all’impresa di famiglia. Attualmente risiede a Bagnolo di Po.

Pur non avendo un cursus studiorum ad indirizzo storico-letterario, ha da sempre coltivato l’interesse per la storia locale, che unitamente alle ricerche condotte in vari archivi storici, gli hanno consentito di diventare un apprezzato esperto in materia, con particolare riguardo alle vicende della Transpadana Ferrarese. Ne sono prova due premi Ravelli, conseguiti il primo nel 2006 con la pubblicazione del libro Pepoli e Bentivoglio nella Terra di Trecenta (che si è aggiudicato anche il premio nazionale “Villa Morosini”) e il secondo nel 2010 con  il libro La chiesa della Madonna di San Genesio e la millenaria presenza benedettina tra Stienta, Gaiba, Ficarolo e Salara.

Da anni socio dell’associazione culturale – casa editrice Minelliana di Rovigo, ha contribuito alla redazione di molti libri di storia locale editi dalla stessa, in particolare con saggi nell’ambito della storia ecclesiastica e dinastico nobiliare. Collabora, inoltre, alla redazione di vari periodici con articoli a carattere storico-divulgativo. L’attività divulgativa comprende anche conferenze, lezioni, visite guidate e quant’altro concorra a diffondere la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della Transpadana Ferrarese.

Ultimamente partecipa col dr. Mauro Vigato alla ricerca sul brigantaggio sociale di metà Ottocento nel Basso Veneto e all’esposizione itinerante della relativa mostra documentale: “Oltre la Linea di Confine. L’azione della Commissione Militare in Este nel Veneto Asburgico (1850-1854)”.

Mauro Vigato si è laureato in Storia presso L’Università degli Studi di Venezia. È autore di due monografie: Il monastero di S. Maria delle Carceri, i comuni di Gazzo e Vighizzolo, la comunità atestina. Trasformazioni ambientali e dinamiche socio-economiche in un’area del basso Padovano tra medioevo ed età moderna, Verona, 1997, e Castelfranco Veneto. Società, ambiente ed economia nelle fonti fiscali di una podesteria trevigiana in età moderna, ed. Fondazione Benetton Studi Ricerche/Canova, Treviso 2001. 

Ha inoltre pubblicato numerosi articoli tra i quali Gli Estimi padovani tra XVI e XVII secolo nel n. 43 (1989) della rivista “Società e Storia”; La figura del nobile “tiranno” nell’età di Lorenzo Priori, in “L’amministrazione della giustizia penale nella Repubblica di Venezia. Retoriche, stereotipi, prassi”, Verona 2004, ed il recente Dalla sculdascia di Adige Maggiore alla Scodosia di Montagnana. Note sulla basilica di Santa Maria, su un castello e un fiume scomparso in “Un amabile banchetto. Scritti per Claudio Povolo”, pubblicazione reperibile on line sul suo profilo academia.edu, novembre 2018.

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